Archivio per febbraio 2011

Mostri

Ci sono e ci sono anche quelli storici che escono dagli armadi di notte nelle camerette dei bambini, le nurseries.
Io non ne avevo sofferto da piccolo, ma ricordo bene quando verso gli undici, dodici anni, tornavo a casa sul 31, salito e rimasto dov’era proibito sulla piattaforma posteriore, dopo aver pagato e preso il biglietto dal bigliettaio che stava intrespolato tra l’area vietata della salita e il resto della carrozza con le panche di listelli di legno chiaro. E vicino a me c’erano due ragazzini, uno dei quali aveva appena visto Dracula il Vampiro al cinema e lo raccontava al suo amico. E io origliavo. Una storia terrificante.
Quella notte mi misi a urlare dormendo e accorse mamma e mi svegliò e rincuorò e mi assicurò che i vampiri non esistono, che era una favola di quelle che fanno paura e che hanno per scopo quello di fare paura. Ma solo favole.
Sarà.
Il conte Dracula impalava i suoi nemici. Mi capitò di leggere in non so quale libro che cosa vuol dire.
Viene appuntito un tronco di adeguate dimensioni, diciamo di una decina di centimentri di diametro, e la vittima viene “mollemente” appesa con la punta del tronco infilata nel culo. Il resto lo fa la gravità. Il peso del corpo fa penetrare il palo nel corpo che centimetro dopo centimetro devasta gli intestini fino ad ammazzare il malcapitato per dissanguamento dopo ore di strazio infernale.
Nemmeno tanto terrificante quanto imprigionare un uomo nudo su un secchio pieno di topi, che per liberarsi gli entrano nel culo e scavano. Altra creazione del figlio di Dio.
Alle volte mi chiedo quanti di noi annoverano questi antenati nel proprio albero genealogico.
Ma questo era solo un preambolo.
Perché poi, nella vita vissuta, il mio armadio che quand’ero piccolo restava chiuso mentre io mi attaccavo all’orecchio Radio Caroline per ascoltare la musica del futuro, si è aperto ripetutamente nella mia vita di adulto e ne sono usciti mostri dello spirito invece di quelli della carne, mostri spesso subdoli e infingardi.
E adesso un altro mostro appare con le sue sudate cicce e le sue idiozie da australopiteco, vissuto tre e mezzo milioni di anni fa e scartato dall’evoluzione del’uomo, esce dall’armadio del genere umano che l’evoluzione ha cassato, e verrà a traspirare le sue insolenze extraterrestri tutte le sere all’ora delle massaie.
I mostri ci sono, ma non nel mio armadio che era di frassino con una chiavetta d’ottone.
Prima che esistesse la televisione.

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Delusioni e non (II)

 

Avevo letto tempo fa parole ponderate sull’amicizia nel blog di Paolo. Dei sentimenti che legano gli esseri viventi è probabilmente il più straordinario perché è espressione di affetto disinteressato.
Non è prerogativa dell’uomo.
Nella mia prima vita avevamo un gatto maschio impropriamente definito siamese (era un thai), che si chiamava Citroen, e possedeva tutta la coda poiché faceva angolo solo in punta e non era stato necessario amputargliela. Con l’abilità degna di un felino riusciva a scendere dal balconcino del secondo piano fino nei giardinetti privati contenuti dal rettangolo dell’isolato.
A una cert’ora del giorno un maschio rosso di non so quale altra abitazione veniva a sedersi su un muretto sotto il balcone e a quell’ora (grazie al preciso cronografo che tutti i gatti hanno nella testa) Citroen scendeva in giardino, lo raggiungeva e insieme se ne andavano in perlustrazione da giardinetto a giardinetto consumando insieme la mattinata.
Credo che sia proprio l’unicità che la distingue a far sì che le delusioni prodotte dall’amicizia siano così devastanti. Mi è successo, forse non più di due volte in una vita, che un amico mi deludesse, e non ho trovato altra soluzione che troncare in via definitiva, all’istante, procurandomi un dolore che a distanza di anni riaffiora spesso e so che continuerà a manifestarsi a tradimento, come quello di un’articolazione riparata chirurgicamente quando sta per cambiare il tempo.
L’altro giorno, parlandone con mia figlia, ho elaborato razionalmente il motivo di questa reazione solo apparentemente inconsulta: troncare mi è stato necessario perché da quel momento in poi, dal momento della delusione in poi, non avrei più potuto essere “sincero”.
E, proprio perché ne parlavo con mia figlia, ho potuto mettere in evidenza la diversità fondamentale che c’è tra l’amicizia e l’amore. Infatti fu in seguito a una grave delusione che decisi di troncare con sua madre, ma proprio perché in quel caso scioglievo solo il nodo “interessato” che lega un uomo e una donna nel formare una famiglia, ho potuto (a tempo debito) stringere al suo posto il nodo “disinteressato” che da vita all’amicizia e stabilire con lei un nuovo rapporto di affetto e stima. Se da una parte non sarei più potuto essere sincero come compagno di vita, avrei potuto esserlo senza riserve come amico.
Ma se non puoi più essere sincero come amico, non resta niente. Ed è questo niente che resta a farti stare male ogni volta che l’amico di allora ti torna in mente. La ferita di un amico che ti ha deluso non si cicatrizza mai.
Questo mi ha indotto a un’ultima, sofferta considerazione. Siccome ciascuno giudica secondo il proprio metro, quante sono le persone che mi consideravano amico e io ho deluso? Sapendo quanto è doloroso subire la delusione da un amico, è un interrogativo che fa già male a livello solo ipotetico. E purtroppo la vita mi insegna che qualcuno c’è stato di sicuro.

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Delusioni e non (I)

Mi sono domandato quante ne ho collezionate in tanti anni.
Troppe perché le possa contare o elencare.
Da quando sono diventato anagraficamente adulto (ma ahimè mai nello spirito), sono diventato anche un fermo e convinto elemento della polis (povera polis).
Quindi classificherò le delusioni e questa volta, frettolosamente a tarda sera, dirò delle mie delusioni politiche. E ne ho avute, sì. Deluso da Craxi (anche se non votai mai per il suo partito, ma mi era piaciuto), deluso da Pannella (che ebbe sovente il mio sostegno prima che i troppi digiuni lo squagliassero in un’ameba pericolosa), deluso dai miei coinquilini (sembra che non sia politica ma lo è e ci tornerò), deluso dagli italiani.
Però spicca su tutti una persona che non mi ha mai deluso, un politico importante di cui si parla da giorni dappertutto e dovunque, in Italia e all’estero. Ecco, qui trovo conforto.
Ogni giorno che passa, per una volta nella mia vita di illuso-ingenuo, mi conferma che almeno una volta non avevo sbagliato la prima volta che sentii parlare di lui.
E’ precisamente e straordinariamente come lo avevo fotografato.
Perciò lo ringrazio. La sua sola esistenza mi restituisce un minimo di fiducia in me stesso.

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