Teatri grandi (altrove) e piccolissimi (qui)

Tra i luoghi di villeggiatura dove andavo da piccolo c’era Levanto. La casa era monumentale, tutta dritta di grandi scale chiare e fresche anche d’estate fino a un appartamento di pietre e piastrelle chiare e finestre piccole e una cucina immensa, per me che avevo sette o otto anni, e con una mobiletto che esisteva solo lì, una specie di comodino con una grata finissima di fil di ferro nello sportello, dove tenerci i formaggi, soprattutto il pecorino per farci il pesto.
Quella volta a badare a me e mio fratello c’era nonna Piera, e tornavamo a casa dal pomeriggio in spiaggia e per arrivare al caroggio, il vicolo da dove si entrava nell’androne cavernoso della casa dove abitavamo, si passava per un giardinetto. E quella volta c’era un teatrino di burattini e il giardinetto era gremito di bimbi e genitori e mio fratello e io a tirare la nonna, fermati fermati, e nonna Piera cosa poteva fare? Così, in piedi, ci fermammo, io a inchiodare nonna Piera da una parte, Paolo a bloccarla dall’altra.
C’erano due personaggi nel rettangolo del teatrino, due amici, e uno raccontava all’altro del suo safari in Africa.

«E allora siamo andati il primo giorno e abbiamo trovato le iene e bam ne ho uccisa una e l’ho portata via.»
«E dove l’hai messa?»
«Nel tucul.»
L’amico è perplesso e si allontana di qualche centimetro.
«Il giorno dopo siamo andati e abbiamo trovato un leone e pam, l’ho ucciso:»
«E cosa ne hai fatto?»
«L’ho messo nel tucul.»
L’amico si agita. «Orco….»
«Poi, il giorno dopo, abbiamo trovato l’elefante.»
«Ahi», fa l’amico ora spaventato battendo le manine. «E cosa ne hai fatto?» chiede angosciato.
«L’ho messo nel tucul.»
L’amico a questo punto non riesce a trattenersi: «E basta, sai! Non ci sta più niente nel micul!»
Nonna fece forza e ci trascinò via indignata.

Mi ci vollero anni e anni, per capire l’indignazione di nonna Piera e soprattutto per capire la scenetta.
Oggi mi chiedo quanti anni e anni ci vorranno perché il pubblico di questo teatrino capisca cosa sta guardando (burattini manovrati da mani invisibili) e capisca che il tucul e proprio il suocul?

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  1. #1 di paolo f il marzo 11, 2011 - 11:11 am

    Magnifico: intendo sia la satira politica negli spettacoli di marionette, sia la tradizione che pochi generosi cultori mantengono con questa nobile arte.
    Oggi – come ieri – ci sarebbe materia strabordante per questi spettacoli, davvero; qualcosa si fa ancora in tv, per esempio su Sky (mi sembra) c’è uno spettacolo di pupazzi che si chiama “Gli Sgommati”. Ma rimane roba dei nostri tempi: vuoi mettere il fascino che avevano le marionette?

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