Archivio per aprile 2011

Orrore

Ormai non scrivo più, ma passerà. Non scrivo più qui le mie considerazioni.
Un motivo è contingente: ho l’acqua (il lavoro intendo, e il mio è fludio e temperamental come l’acqua, e anche come certe isterie che sono il tessuto stesso del territorio vanesio in cui arranco) alla gola; l’altro è storico: vivo in un regime, che spogliato da tutte le mistificazioni di cui si ciba il “popolo bue”, è in tutto e per tutto uguale a quello di Franco, di Stalin, di Pinochet, di Fidel Castro eccetra. E’ solo più sofisticato. Allora non ho più voglia di parlare di niente. Per ora.

Ma prima di prendermi una piccola pausa (e non me la sono già presa?) passo ingenuamente un paio di considerazioni su cui, chissà qualche vagabondo del web vorrà riflettere.

da IL FATTO QUOTIDIANO:
I 170 milioni di euro che ogni anno i partiti incassano sotto forma di rimborso elettorale non bastano più. Nonostante il referendum del ’93 abbia abolito il finanziamento pubblico, ora il Parlamento cerca un nuovo stratagemma per moltiplicare la cifra a disposizione delle forze politiche: una legge che regali 185 milioni annui alle fondazioni che curano “l’attività culturale e la formazione politica” del partito cui fanno riferimento. Non solo: la soglia per avere diritto al rimborso elettorale verrebbe abbassata dal 4% all’1%. La norma, proposta dal deputato del Pd Ugo Sposetti, è subito piaciuta in modo trasversale: l’hanno firmata in 56, molti Pd e, poi, esponenti di Pdl, Udc, Idv e Ir. Fra due giorni la commissione Affari costituzionali di Montecitorio inizierà la discussione
di Eduardo Di Blasi

Qualche giorno fa avevo messo da parte un pezzo per un mio post sulla Cittadella. (Che un giorno scriverò, tanto c’è tempo, siamo fritti adesso e lo saremo per decenni.) Eccolo:

Il ricorso sul quale deve pronunciarsi il giudice riguarda gli articoli della Costituzione che disciplinano l’esercizio del diritto di voto. Un diritto che “non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”, (art. 48) e che deve essere “diretto e uguale” (art. 56): non vi devono cioè essere intermediazioni tra il corpo elettorale (il singolo elettore) e i suoi rappresentanti (gli eletti). E deve essere esercitato in uguali condizioni da tutti i partecipanti, sia attivi (gli elettori), sia passivi (i candidati). “La nuova disciplina sottrae invece del tutto all’elettore la potestà di esprimere il proprio voto di preferenza per i candidati compresi nella lista votata” – dice Bozzi – e lede il principio di uguaglianza istituendo due coefficienti, uno per la maggioranza uno per la minoranza, con un effetto paradossale: per ottenere un seggio, alla minoranza servono più voti che alla maggioranza. Una disuguaglianza che aumenta enormemente con il premio di maggioranza senza quorum (per ottenerlo basta un voto in più) che attribuisce ai vincitori il 55 per cento dei seggi del Parlamento”.

Una maggioranza così formata è in grado aggiudicarsi un potere quasi assoluto, perché con i suoi voti controlla l’elezione del presidente del Consiglio, del presidente della Repubblica, la nomina dei giudici della Corte Costituzionale e dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. “Questa legge elettorale garantisce l’autoriproduzione infinita e l’intangibilità assoluta della Casta”, conclude Bozzi.

Il ricorso, firmato da altri avvocati e giuristi, è molto complesso, ma la risposta che dovrà dare il giudice è relativamente semplice. Potrà respingerlo o sospendere il giudizio rimettendo il quesito alla Corte Costituzionale. Nel primo caso non tutto è perduto, perché un analogo ricorso pende presso la Corte Europea di Giustizia. Nel secondo caso si darebbe finalmente modo alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul famigerato “porcellum”.

di Eduardo Di Blasi

Finisco con il mio sconsolato commento.
La Costituzione, che ho sempre difeso e continuerò a difendere a spada tratta, è carente guarda caso su un punto specifico: le prerogative dell’elettorato, dei cittadini, dei contribuenti.
Perché è stata redatta dai partiti, non dal popolo. E di conseguenza non può essere democratica. E non lo è proprio nel nerbo stesso del concetto di democrazia. Su due punti eclatanti: le norme sul referendum e la legge elettorale.
Sono due strumenti di autentica democrazia in un ordinamento “rappresentativo”, gli unici strumenti con cui i cittadini controllano i loro rappresentanti.
Ebbene: in entrambi i casi questi strumenti sono stati spogliati da ogni potere e rimessi nelle mani dei partiti.
Alla fine questi sono i soli due punti della nostra Costituzione da cambiare immediatamente, uno è da riformare, e l’altro è da introdurre.

E per finire necessita una legge precisa sugli aumenti ai parlamentari:
Si stabilisca, come in tutti i Paesi occidentali lo stipendio minimo garantito. E una legge stabilisca di conseguenza che i parlamentari avranno lo stesso stipendio moltiplicato per un certo coefficiente da fissare.
E quanto non cresce lo stipendio minimo garantito, non cresce neppure quello dei parlamentari e dei giudici.

Semplicissimo e democratico.

p.s.: il giudice ha respinto l’eccezione. I querelanti si sono appellati a Strasburgo. Siamo messi male. Peggio. Questo Paese pauroso di immigrati e di futuro, imbesuito da soap opera e Tg1, con indice e pollice argentati a forza di strofinare gratte-e-vinci, viene ormai guardato con disprezzo e fastidio da nazioni deprecabili, ma che con tutti i loro difetti sentono non a torto di poterci guardare dall’alto in basso.


,

3 commenti