Prosopopea

 

Traggo questo bello scrivere da antico vocabolario etimologico:

Prosopopea:

Figura rettorica per cui (con alquanta ostentazione) si dà persona ad un essere inanimato o astratto o a un uomo morto, e si fanno come persone parlare o agire.

In una trasfigurazione attuale potremmo persino arrivare a dire che parliamo di zombie.

E se estendiamo e sintetizziamo il concetto, la prosopopea è il fenomeno per cui chi non c’è si impone come figura esistente con la forza dello “sbatterti in faccia la sua faccia”. Amplificazioni a dismisura del piccolo per renderlo enormemente visibile.

Sono in Grecia, mentre scrivo. Prosopo vuol dire faccia. In seconda istanza, ma solo letterale, vuol dire persona (atomo, nella lingua parlata, e ci sento un’eco rilassante di umiltà). Ma prosopopea include il senso dell’inganno, prosopéio significa maschera, la rappresentazione non necessariamente verace di sé.

Quando Internet fu offerto al mondo, ricordo il giorno in cui Carla Tanzi mi chiese se mi ero collegato, se l’usavo. Risposi: non sono mica matto. Lei rise e aveva ragione.

La vita mi aveva insegnato la massima diffidenza. Ma io sono della Vergine e arrivo alle cose piano piano.

Oggi non possiamo farne a meno, meno che mai io, ma non rinnego la cautela con cui mi sono affacciato. Naturalmente lei aveva ragione nel sollecitarmi nella sua visione commerciale, ma io avevo ragione a esitare nella mia visione esistenziale.

Il web è una nuova dimensione di comunità, una conquista. Ho vissuto gli anni Sessanta e nel bene o nel male allora si verificò un fenomeno primo: tutta, e ribadisco tutta, la gioventù del mondo si riconobbe unita e intercambiabile nel chiedere la fine delle guerre, la pacificazione globale, la fondazione di un concetto planetario di nuova filosofia della vita, rispettosa dell’ambiente, tesa all’eguaglianza e alla solidarietà, ispirata alla collaborazione e alla convivenza.

Oggi mi sembra (spero che non sia wishful thinking) che lo spirito di allora (senza tv mondiale, che nacque solo nel 1967) che l’internet offra questa straordinaria occasione.

Ma è ancora giovane, imberbe, senza tette, e incolto. Come prevedibile, in un campo di terra così feconda e ancora allo stato brado, crescono prima di tutto erbacce. Bisogna coltivarlo.

E qui esplode la prosopopea, l’erba più maligna, che imperverserà sempre, è inevitabile. La rappresentazione di sé, la propria maschera, il morto che si fa persona. Quale migliore palcoscenico se non quello virtuale, dove l’inconsistente diventa consistenza?

Credo, spero, che siamo ai prodromi dello sboccio di un fiore da questo alberello dalla corteccia mefitica. Credo e spero che l’età infantile dei bambocci che stanno riempiendo il web delle loro piroette gonfie di banalità scopiazzate e rivendute come sapienza si stia avvizzendo in un angolino di autoreferenza dove continuare ad autocompiacersi nella cerchia di chi, ancor meno prosopi di loro, si beano della loro “sfacciataggine”, per credere di esistere.

Starci è un impegno non virtuale, è fatica quotidiana, è autodisciplina, è sacrificio, è troppo spesso chinare la testa, crederci, digrignare i denti, e… combattere, resistere, resistere, resistere.

Sarà un caso che il settore web che più ho in uggia si chiama Facebook? Il libro delle facce? Dei prosopi? Delle maschere?

Non ho coltivato questo campo e sono finito fuori tempo. Ne coltivo un altro e resterò fuori tempo. Aspetto, come i cinesi sapienti, seduto sul fiume. Aspetto il mio tempo. Sono vecchio, è vero, aspettare non è per i vecchi, ma la vita mi ha insegnato che chi vive della propria rappresentazione e non di sé ha vita breve.

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  1. #1 di paolo f il giugno 29, 2011 - 12:10 am

    A me accade che nella vita quotidiana la mia rappresentazione mi appaia quasi sempre sbagliata o insufficiente, comunque carente di qualità. Il problema è che non mi piaccio, e il fatto che io piaccia a qualcuno mi lascia quasi sempre in un intimo imbarazzo e in una strisciante semi-incredulità. Su questo piano sembro una specie d’irriducibile che, in onore ai valori rivoluzionari, bisognerebbe spedire in un campo di rieducazione.
    Quanto a Facebook, ci entrai a giugno 2008 e ne uscii a settembre: mi bastarono tre mesi per decretare la non fattibilità della cosa. Bastò quel poco per riconoscere comportamenti devianti in un sacco di gente. Oggi che il fenomeno s’è tanto allargato, mi sto convincendo che la terra – quella che calpestiamo e che nutriamo per ricavarci il cibo – resta la cosa più reale; oltre al mare, naturalmente, suo necessario contraltare. Voglio proprio vederla, la prosopopea, quando si affronta il mare in burrasca o si lavora la terra.

  2. #2 di Vayolet il giugno 29, 2011 - 8:57 am

    G R A N D E !!!!!!!!!!!!!!! l’aggiungo a preferiti,insieme ad un mio pensiero/desiderio ricorrente: “volevo nascere venticinque anni prima ed imparare a coltivare il campo come attività principale” ^__^

  3. #3 di MP il giugno 29, 2011 - 9:11 am

    Secondo me la nota dolente è che taluni vivono la vita reale in funzione della condivisione su faccialibro, cosa che purtroppo accade a scapito di quei momenti veri, vissuti a metà e nella prospettiva di mostrarsi on line. Il problema non è faccialibro o la rete tout court, ma il grado di dipendenza/assuefazione/straniamento di chi l’usa e l’abusa. Al contrario di quanto hai scritto io credo che ci vorrebbe più ironia e leggerezza nel navigare e nel rapportarsi agli altri: meno prosopopea e più educazione basterebbero.

    • #4 di tiddi il giugno 29, 2011 - 10:28 am

      Non ho niente contro Facebook. E’ solo che non ci entro come non entro nei McDonalds. Ne riconosco invece l’utilità nella parte che vedo coincidere con quanto ho espresso nel mio post. Ho trovato ironico, scrivendo di prosopopea, ricordarmi il significato di “facebook”. E quello che scrivi tu sull’utilizzo di questa planetaria vetrina corrisponde, mi sembra, alle mie riflessioni.

      • #5 di Maria Pia il giugno 29, 2011 - 10:43 am

        Ma certo, conosco il tiddipensiero e ti quoto in tutto (come quasi sempre) e ta-daaaaaaan, condividerò questo post su faccialibro, ché toh, casualmente, c’è qui sotto il tasto di share 😀

      • #6 di Maria Pia il giugno 29, 2011 - 10:48 am

        Però mi sembra tu prenda le cose con un po’ troppa gravità rispetto a me 😉

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