ELEFANTASY

 

Sono passato per molte diverse abitazioni nella mia vita, ma un rito era costante: dopo il caffè con gli occhi ancora gonfi, infilarsi in quello che ieri sera hai più o meno abbandonato nel percorso dal divano al letto e scendere per andare all’edicola a comprare il quotidiano.
Il rito era sempre quello, cambiavano l’edicola e il quotidiano, l’edicola per evidenti ragioni logistiche, il quotidiano per mantenere una rotta filosofica-civica-esistenziale costante a dispetto dalle capriole padronali delle testate.
Sono cambiati i tempi, sono invecchiato io, ora l’edicola si trova alla fine di un lungo percorso elegante di ville e cani assordanti, mi mancano i marciapiede con gli sgambetii mattutini e mi manca la forza – la voglia – nella gambe. Ma soprattutto si sono appannati i quotidiani, sono vecchi e stanchi anche loro, la televisione e il web ti bombardano di ultim’ore e il quotidiano nasce con la barba bianca o, peggio ancora, nascono biancobarbosi.  Così succhio le rassegne.
M’alzo prima dell’alba e mentre preparo il caffè accendo radio e tele e ascolto le rassegne-stampa. Ha un vantaggio rispetto al mio vecchio rito: non leggo un solo quotidiano e invece mi faccio un’infarinata di tanti. Anche quelli che non leggerei mai. Anche quelli che non sapevo che esistessero.
Uno in particolare, di questa ultima categoria, si chiama Foglio. Lo facciamo noi, nel senso di noi contribuenti, i pochi che in questo Paese contribuiscono a suon di tasse fino a svenarsi, perché non vende, non lo compra nessuno, e allora viene finanziato da noi. Non esiste, appunto. Come non esistono più i soldi che avevamo in tasca prima di finanziarne l’esistenza.
Ma appare magicamente ogni mattina nelle rassegne.
Sono otto anni che ho appeso il mio vecchio rito al chiodo dalla tivvù e da otto anni ascolto lunghi brani di editoriali di questo quotidiano e per otto anni, ascoltando, sono passato scioccamente dall’addolorata compassione al furore, a seconda dello stato d’animo della mia levata da letto e della qualità del caffè in ultrapazzescoscontostracciato acquistato nell’ultima sortita all’iperultragalattimercato.
L’addolorata compassione mi veniva dal pensare che un simile cumulo di castronerie fosse il prodotto di ingenuità fanciullesca, o stupidità innocente, o preistorica rozzezza intellettiva.
Il furore mi veniva dal sospetto che una così raccapricciante montagna di stupidaggini fosse la  senziente, puntuale, perniciosa e pervicace inoculazione di astute ipocrisie, di teoremi presentati alla rovescia, di surrettizie disinformazioni e travisamenti del vero e artificiose e sgangherate ricostruzioni confezionata malignamente al solo scopo di obliterare la mente dei lettori e ridurli alla pecoreccia ubbidienza. Peggio dell’oppio.

Poi, ah, l’illuminazione. La paranoia mi ha come al solito spinto a deformare la semplice e serena realtà che avevo sotto gli occhi. Un  fantasy.
Da anni, per anni, il Foglio pubblica un fantasy a puntate e se io non fossi stato così inquinato dai mie autoprodotti veleni, me ne sarei accorto e magari mi sarei addirittura abbonato per non perdere la prossima puntata.
Un fantasy delizioso, con un protagonista inesistente, pieno di idee e propositi inesistenti, che fa cose inesistenti spinto dall’entusiasmo inesistente di una massa di individui inesistenti in un’epoca inesistente, dentro un paese inesistente.

E’ spuntato il sole. Spengo la tele e la rassegna stampa. Ma domani, prima dell’alba, non voglio perdermi la prossima puntata. Adesso però si va a vedere se magari è arrivata una e-mail con l’offerta di un lavoro per il prossimo mese. Mi farebbe comodo. Se finisce che devo vendere la tele, mi tocca farmi tutta quella scarpinata tra ville e cani ringhiosi per andare a comprare il Foglio all’edicola.
Per sentirmi dire che non ce l’hanno.
Lo vedi che ha rinscemito anche me? Ho ben detto che non esiste, viene solo raccontato in tivvù.
Che brutta situazione. Senza tivvù, niente Foglio, niente fantasy… ma la tivvù di chi?

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  1. #1 di paolo f il novembre 17, 2011 - 12:59 am

    Anch’io l’ho sempre vista come surreale, l’esistenza di questo “Foglio”. La cosa sicura (e io di certezze ne ho davvero poche) è che non l’avrei mai comprato; come non avrei mai comprato, ad esempio, L’Osservatore Romano. I giornali non li compro più da una dozzina d’anni e li leggo pochissimo, da quando mi son reso conto che con il loro opinionismo orientano l’opinione pubblica e danno spazio a ciò che decidono loro, a detrimento di tante altre cose che vengono trascurate o ignorate. Tutti i giornali fanno gli interessi di qualcuno, tranne forse qualche “duro e puro” gestito in cooperativa (vera). Ma il web, come dici, sta spazzando via la carta: resterà ancora un decennio e poi lo vedremo.
    A proposito, da quando i mercati hanno cacciato B. a pedate, mi sa che guarderò molto meno la tv: i talk-show politici avranno meno appeal. Così finalmente mi metterò a scrivere: un bel vantaggio, no?

  2. #2 di pirulix il novembre 19, 2011 - 9:04 am

    suppongo che la considerazione di Ferrucci sull’appeal dei talk show televisivi degli ultimi anni sia fine sarcasmo 😉
    tid’ io credo che, tempo permettendo, il rito della passeggiata mattutina fino all’edicola sia salutare per *testa* e ossa… un po’ di salubre inquinamento atmosferico al posto di quello virtuale ma più deleterio del web… poi magari ci scappa un espresso al bar accanto, un cornetto crema e amarena…

  3. #3 di Simone DL il gennaio 12, 2012 - 2:41 pm

    !
    In quanto a giornali, su googleBooks e altri siti (archive.org?) si trovano pure le gazzette del ‘700. Con il Caffé, sarebbe il massimo! Vuoi mettere…
    http://books.google.it/books?id=D-0WAAAAYAAJ&printsec=frontcover&dq=il+caff%C3%A8&hl=it&sa=X&ei=duIOT7mnLMj14QSPhajVAw&ved=0CC8Q6AEwAA#v=onepage&q=il%20caff%C3%A8&f=false
    A parte i non-scherzi, la Scelta delle Fonti, come mi giunge da un Eco lontano, è diventata la frontiera di questo mondo caotico…

  4. #4 di tiddi il gennaio 12, 2012 - 5:49 pm

    Una vera chicca. Devo avere da qualche parte un libro “antico” sul vino su simile falsariga donatomi da un caro amico, una chicca anche quella.
    Certo che a rileggere brani così viene una certa nostalgia di… candida concretezza, una virtù che mi sembra spunti ogni tanto nel web, ma troppo raramente sulla carta stampata.
    La fonte, già, concordo, hai echeggiato bene…

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