Archivio per gennaio 2012

Mikrì Hellas

Agli inizi degli anni Settanta, quand’eravamo reduci entrambi dal servizio militare (sì, esisteva, e un giorno ne dirò tutto il male che merita, ma adesso che non c’è, chissà perché, certe cose sono molto peggiorate, metti che forse ci sia bisogno di sporcarsi prima di impare cosa vuol dire pulizia), il Claudio di cui altrove in questo piccolo Blog, mi istigava a imitarlo a trascorrere le vacanze in Grecia, luogo non solo idilliaco per verginità della natura, ma per la simpatia e l’empatia dei suoi abitanti.
Gli rispondevo che ci sarei andato solo dopo che fosse caduta la giunta del colonnelli. Non volevo finire in qualche galera greca per aver lasciato libera la mia lingua che in quegli anni era assai lunga.
Da quando cominciai ad andarci, nel 1975, appena caduta la giunta, non ho più smesso. Avevo 29 anni, allora. Dopo quella prima vacanza, ma ancor più dopo quella dell’anno succesivo, durata due mesi in campeggio libero e centellinando la liretta, l’impressione che trassi da questo Paese fantastico da molti punti di vista, era di essere in un’Italia tornata indietro di 15 anni, perché mi ricordava i due viaggi che avevo compiuto con la famiglia, prima lungo il Tirreno e poi lungo l’Adriatico, quand’ero adolescente.
Molti decenni meravigliosi sono passati da allora, durante i quali non ho mai visto qualcosa che mi facesse cambiare idea, una condizione che ho vissuto tra ammirazione e ansia in questo senso: se sei 15 anni indietro puoi evitare di commettere tutti gli errori e orrori commessi da noi nel 15 anni dopo; ma se vedo la mia Italia di 15 anni prima e penso alla schifezza di 15 anni dopo, posso solo piangere.
Oggi scopro che dopo tutti questi anni le parti si invertono.
Il governo fa pubblicare i nomi dei più di 4000 grandi evasori. Di una popolazione di 11 milioni. In proporzione con noi, stiamo parlando di 22000. E da noi ci sono, ci sono, ci sono. Poi minaccia di pubblicare i nomi dei “piccoli” evasori, e qui c’è da cadere in ginocchio. Quanti saranno? Un paio di milioni? Solo?
Credo che sarebbe bene soffermarsi su questi dati inquietanti e magari appellarsi a quel paladino della correttezza fiscale che sarebbe – condizionale – Monti.
A un tratto la Grecia ci è storicamente davanti dopo esserci stati dietro per metà della mia vita. La Grecia ci dice dove finiremo se andiamo avanti così, con amministratori corrotti, con politici faccendieri, con parlamenti pieni di gente scelta dalle lobbies, con sindacati che difendono i mangiapane a tradimento dentro e fuori l’impiego pubblico.
Per secoli abbiamo decantato la Grecia, il suo ruolo di madre di civiltà, per secoli è stata la nostra scienza e coscienza, come la mia povera mamma nel suo ospizio, ingessata nella sua dolce vecchiezza, sulla sua seggiolina, tutta scheletrica nel corpo e con quegli occhi scuri e forti, micidiali occhi che sanno e non dicono più ma ammoniscono sempre. Ce l’abbiamo lì, la Grecia che era dietro, ce l’abbiamo davanti, è il nostro futuro, quando avremo ceduto ancora una volta, come fecero loro, a tutte le cosche – e non so come altro definirle – che sono i reparti, i rioni, i cortili, di una nazione che non sa avere niente di nazionale, ma tutto di familiare e, peggio ancora, parrocchiale.
Erano venuti da noi, goffi semibestie, i greci di allora, e ci fecero Meghali Hellas, e adesso? Qualcuno ha capito che dopo averci insegnato tutto, e ribadisco tutto, adesso ci insegnano di nuovo tutto, e ribadisco tutto?

Ma no, suvvia, mi son lasciato prendere da sangue e articolazioni. Smetto subito, so di scantonare quando non vago sui massimi sistemi. Scendere nella carne da sempre fastidio. Uno dei motivi per cui, a chi mi chiese qualche tempo fa, do fastidio.

 

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In panciolle, rilassato, come nu gatto dint’a cuccia soia

Image00001 Devo sbrigarmi a esprimere il mio rigenerante piacere. Perché questo tempo idilliaco sarà breve, brevissimo. Ma sì, ci sono tante imperfezioni nel tessuto di questo divano e perplessità sulle prime, dolorose mosse di questi… tecnici? Ma non alludo al merito, per me è troppo presto per giudicare, no, alludo alla forma. La nuova rassicurante forma di questo governo di… tecnici? Mi fa un effetto strano. E’ stato come uscire dalla discoteca. Prima ero travolto dal chiasso, fuori mi ha disorientato il silenzio. Poi, adagio, ho cominciato a sentire di nuovo, voci che dicevano cose, pensieri che contenevano fatti, e di tutti i latrati e gli starnazzi di quasi vent’anni è rimasto un patetico fruscio di sottofondo, e se tendo l’orecchio sento ancora le loro enunciazioni e mai come ora, messe a confronto con le asettiche esternazioni dei tecnici (?), i reboanti proclami di allora si smascherano per le autentiche quaquaraquanti smargassiate che erano. Quanti nodi dentro lo stomaco mi si sono sciolti ora che non vivo più nell’ansia delle bestialità che mi toccherà sentire al telegiornale quotidiano! Vivo felicemente una pausa aliena in cui sento professionisti fare ragionamenti professionali e mi beo di questo breve transito in un sogno di una Paese governato da governanti e non da cialtroni, e poco mi importa se sono in disaccordo con tutto quello che fanno, non pretendo che un governante la pensi come me: pretendo solo che faccia onestamente e con passione il suo mestiere. E ad aggiungere divertimento alla mia fugace serenità c’è la farsa tutta italiana per cui, per poter avere finalmente un governo di politici che fanno politica, abbiamo dovuto definirlo governo tecnico che prende iniziative tecniche. In questo siamo davvero dei simpaticoni, però… sempre meglio simpaticoni che pagliacci. Bah, spero che reggano per qualche mese, così finalmente qualcosa verrà fatto, sempre meglio della stasi pietrificata di questi vent’anni, durante i quali:

cu’ tanta galle a canta’ nun faciva maje juorno

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