Archivio per febbraio 2012

Mitera mas, signomas

Come se avessimo girato le spalle a nostra madre.
Ho criticato spesso mia madre, non è che una madre non commetta errori, ma per tutto quello che possa aver sbagliato, non la potrei mettere su una zattera e abbandonare alla deriva. Ora che è vecchia e che i suoi mali sono diventati cronici. La Grecia non è forse la nostra genitrice culturale?
E che fastidio ancora una volta, questi dotti dottori, con le loro diagnosi approssimative e bigotte. Mi domando se sia diventato davvero così difficile fare seriamente il giornalista.
Io non so tutto e non pretendo di enunciare qui tutta la verità, ma desidero citare i pochi dati certi che frugando dappertutto sono riuscito a trovare.
La Grecia aderisce alla zona euro nel 2001 come tutti, tuttavia in deroga al rispetto di tutti i parametri economici richiesti della UE. (Come anche l’Italia, se qualcuno lo ha scordato). Tra il 1999 e il 2000 i suoi conti furono passati alla lente di ingrandimento dalle autorità europee come del resto i nostri. Un po’ difficile falsificare qualcosa.
La ripetutamente citata falsificazione di Simitis non fu dunque per entrare nell’euro e si riferisce invece al rilevamento di Eurostat che denunciò un deficit pubblico greco del 6,1%  nel 2003, cioè tre anni dopo, invece del 3% ufficialmente dichiarato. Intendo dire che Simitis non è difendibile come amministratore della cosa pubblica, ma anche che la questione della falsificazione dei conti per entrane nell’euro somiglia sempre di più a una leggenda metropolitana e ancor più a un fenomeno di transfert. Perché una falsificazione accertata c’è, ed è successiva agli imbrogli di Simitis e alle laute tangenti incassate dal suo partito, il partito socialista greco, in cambio di appalti a grandi industrie tedesche (ma guarda un po’) nell’organizzazione delle Olimpiadi greche: la falsificazione dei conti di Karamanlis con la complicità di alcune grandi banche, che nascostamente in 4 anni precipitò il debito pubblico preesistente da 160 a 300 miliardi di euro.
Fu questo il suo lascito a Papandreou. Una bomba a orologeria che è inevitabilmente esplosa nelle sue mani con le conseguenze che vediamo oggi e che ha ridotto il gradimento del partito socialista all’8%, perché così va il mondo: in politica la colpa è sempre di quello a cui la bomba scoppia, ma di chi la innesca. Mi viene in mente Gorbaciov e ricordo cosa successe e ancora succede dopo spazzato via lui…
Ma basta, perché queste polemiche sono in realtà… fuori della realtà.
Il peccato originale della Grecia è di essere greca, le colpe dei Simitis, Karamanlis, Papandreou valgono quanto un dibattito tra amici sul rigore che c’era o non c’era al tavolino di un cafenion all’aperto, bevendo tsipouro all’indomani della partita in tivvì.
I greci hanno creduto di poter replicare a livelli strutturali via via più alti e articolati le ancestrali interazioni rurali che sono la base storica della loro società fondamentalmente tribale, moltiplicando  il baratto, lo scambio amicale, il favore parentale, la solidarietà genealogica per coefficienti sempre maggiori, proporzionali al grado di organizzazione comunitaria, dal rione al villaggio, alla giurisdizione, alla provincia, su fino alla stato centrale.
Un tessuto economico che non si basa sul merito, sull’efficienza e sull’ambizione, bensì sulla pacifica convivenza, sull’aggiustamento e il rammendo, può avere un suo fascino in una visione alienata, utopistica, della realtà, un sogno bucolico sospeso nella filosofia platonica di un lento carosello autosufficiente e autogratificante. Ma non in questo mondo e meno che mai in un mondo globalizzato.
In parole povere, la cruda realtà non è il convivio olimpico degli dei greci. Che non avevano bisogno di moneta per gaudere. Ai greci la moneta serve e serviva, per poter gaudere e, non avendola prodotta, l’hanno presa a prestito. Per anni. Senza restituirla.
So che scrivendo così sembro superficiale e approssimativo come quei giornalisti che si arrabattano nel cercare di capire chi ha falsificato cosa, ma io sono convinto di essere solo sintetico: i greci si sono falsificati da sé.
Ma adesso? Cosa facciamo di nostra madre ora che abbiamo scoperto che ha dilapidato il suo patrimonio con il gratta e vinci? La spediamo al largo su una zattera? E’ forse vero quello che ho sentito, che i tedeschi sbloccano gli aiuti se in cambio la Grecia compra le loro armi (ma queste grandi industrie tedesche saltano sempre fuori proprio là dove non dovrebbero?)? Stiamo impazzendo? Un amico rimasto anonimo mi inviò in questo blog un link di un articolo che metteva in guardia su un’altra deriva, quella nazional-fascista sempre in agguato dalle parti nostre e soprattutto loro.
Non c’è nessun progetto di aiuti veri, di interventi sottoforma di investimenti; solo prestiti. Non serviranno a niente. Non più. Non ora che i figli della Grecia l’hanno azzoppata e caricata su una zattera senz’acqua.
Sono settimane che devo telefonare ai miei amici, quasi fratelli dopo tanti anni. Non ne ho cuore, mi manca il coraggio.

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