Archivio per marzo 2012

Ciao Sperling

Anche nella morte vi siete deliziosamente distinti. Voi nulla ne avete potuto, sono state le circostanze, ma quante volte le circostanze ci fotografano.
Quella di Kupfer, gatto beta dall’animo elementare – come quello del tuo padrone –  fu morte cruenta, naturale, semplice e felina, tipica del gatto-gatto.
Tu, gatto alfa, gatto-cane, araldo dell’evoluzione della specie, hai usufruito dell’eutanasia che a noi uomini è negata e, prima che le tue sofferenze fisiche diventassero strazianti come quelle toccate a tuo fratello, sei stato accompagnato da lui, così adesso puoi ricominciare a fargli da guida come quando eri da questa parte. E a difenderlo, come facevi quaggiù, perché da quella parte finiscono anche i cani cattivi e i gattoni randagi, quelli che tu tenevi a bada.
Tuo fratello non parlava mai. Tu, fin da piccolo, guardando gli umani muovere costantemente la bocca, da gatto intelligente, da gatto-cane, decidesti che per ottenere attenzione e credito bisogna fare così. Emettere suoni. Come i nostri parlamentari.
A differenza dei nostri parlamentari tu dicevi cose sensate su argomenti concreti: mangiare, giocare, coccolare, aprire porta, aprire finestra, ehi che qualcuno mi pulisca o cambi quella ghiaia che fa schifo! Avessero imparato da te i parlamentari… Però, cavoli, ultimamente non stavi mai zitto, eh?
Che tuo fratello ti mancasse molto si è capito e forse la sua scomparsa ha finito per segnare un po’ anche il tuo tempo.
Per non rischiare di cedere troppo a zio Alz racconto ora due episodi delle tue ultime settimane che come tanti altri ti hanno distinto nella tua peculiare sensibilità.
Stavamo guardando un film sul divano, tu, come sempre, sulle gambe della tua padrona, e nel film un gatto si è messo a miagolare nel modo particolare che esprime disagio. Sei partito come catapultato e per cinque minuti hai perlustrato febbrilmente tutta la casa, ricomparendo di tanto in tanto da dietro il televisore e fermandoti a osservarci come a chiederci: “Allora, dov’è? Voi lo sapete?” Era tuo fratello che cercavi, dopo che per mesi non lo vedevi più, vero?
Tanto commovente, almeno per me, è stato questo slancio fraterno, tanto ho trovato comico quest’altra manifestazione del tuo elaborato carattere.
Per accompagnare i lunghi viaggi di andata e ritorno in Grecia, Raffaella aveva affinato l’espediente del sottofondo musicale con risultati eccellenti. Dai vari esperimenti era risultato che gradivi soprattutto musica New Age, specificamente per pianoforte. E Raffaella aveva selezionato una serie di ciddì adatti.
Lei però si stufava e almeno nei primi tempi, ancora sperimentali, tentava delle varianti. Tra le altre alcuni vecchi, gloriosi e qualitativamente alti album di Eugenio Finardi. I quali però scatenavano le sonore proteste del gatto-cane Sperling. Finché rinunciò ad ascoltarli in viaggio con lui.
La sera, se ci mettiamo a vedere la tv, Raffaella allunga le gambe posando i piedi su un panchetto, e Sperling si prendeva le cosce (più comode) e Kupfer, quando c’era ancora, si accontentava degli stinchi, o dello schienale. (Su di me ci si stava solo in mancanza della padrona. Giustamente: io sono il maschio, una sottospecie umana).
Prima serata di Sanremo 2012, due settimane prima della sua morte, Sperling è al suo posto sulle cosce di Raffaella, pronto a farci compagnia attraverso tutto quello che scegliamo, assolutamente tutto, da Santoro a Zelig, da Steve Seagal a Penelope Cruz, dall’Inter (ride anche lui e il suo padrone s’incazza) al Barcellona, da CSI a Nonno Felice o che so io. Va bene tutto.
Arriva Eugenio Finardi e come apre bocca, Sperling si drizza sulla zampe, salta giù e si rifugia nella sua cestina (che è poi la cestina di Kupfer, che ormai occupa lui, secondo me per nostalgia).
In sedici anni di vita niente, assolutamente niente, lo aveva scalzato dalle cosce della sua padrona all’ora della tivvù. Ci è riuscito Finardi. (Mi sento obbligato ad aggiungere che quando cantava il suo padrone non si allontanava mai, anzi.)  Be’, noi ci siamo divertiti. Sperling era caparbio, aveva idee e gusti precisi e non smentiva mai se stesso. Sperling non lo rovesciavi mai, si ribellava (Kupfer, lo rovesciavi e gli grattavi la pancia fino a farlo decollare e volare, lo vedevi che stava volando), lui era gatto dritto, gatto alfa.
Ma voglio tornare indietro negli anni, agli inizi, per un’ultima considerazione. Ho letto tante cose sui gatti, che vedono in bianco e nero, che non capiscono le immagini bidimensionali, che non hanno il gusto del dolce eccetra. E credo che siano tutte fesserie. Come che  il gatto sarebbe più stupido del cane, solo perché non ubbidisce. Quando vidi Durlindana che a quattro mesi di vita si arrampicava sui canovacci da cucina di fianco alla porta per saltare sulla maniglia e aprire la porta abbassandola, ebbi dubbi sull’inferiore intelligenza dei gatti. Da notare che mangiava in cucina: voleva solo uscire da lì per due possibili motivi: conquistare territorio e/o trovare chi le elargiva coccole.
Dunque: Sperling e Kupfer erano cuccioli e appena arrivati. Era un primo pomeriggio di siesta e per addormentarmi avevo scelto un documentario, Raffaella non c’era e Sperling era necessariamente in grembo a me. Aveva forse 4 o 5 mesi, un batuffolone. Guardavamo insieme un bosco e… un gatto selvatico. Chi non sa cos’è un selvatico norvegese, non sa cos’è uno dei più bei gatti del mondo. Forse Sperling voleva sapere se quello che c’era sullo schermo era una femmina, perché femmine così, mamma mia… la Belen del mondo felino? Fatto sta che nel filmato, davvero raro perché il selvatico norvegese è praticamente invisibile, si alzò, si girò e si allontanò in linea retta rispetto a noi, verso il fondo dell’immagine.
Sperling, che da quando era comparso il selvatico norvegese si era eccitato ed era andato in tensione sulle zampe, scattò all’inseguimento. Il televisore era su un trespolo e, saltato giù dalle mie ginocchia, Sperling si trovà troppo basso. Guardò ancora una volta il culo del (della?)   norvegese che si allontanava, poi corse sotto il trespolo nella speranza di trovarlo dietro il televisore.
Abbiamo salutato Kupfer nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre dell’anno scorso. Adesso salutiamo il suo fratello gemello, ma molto fratello maggiore da ogni punto di vista, più grosso, più intelligente, più comunicativo.
Ciao anche a te, gatto straordinario, ladro infallibile (tu e il tuo complice: la Banda Bassotti, vi chiamava Raffaella), naso pazzesco, felino cantante e assalitore di caviglie. (Ma poi, il baccalà che rubaste dalla ciotola piena di latte, vi era piaciuto davvero?)

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