Archivio per giugno 2012

Destini e sorrisi

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Quaggiù in Grecia mi attacco al satellite e succhio notizie italiche. Il più delle volte, nelle mattine precoci, ascoltando RaiNews, uno dei pochissimi programmi di informazione che fanno informazione e non propaganda. Poi da un po’ di tempo mi saltano fuori questi radiofonici in una finestrella, tre simpaticoni che stanno stretti come quando sul sedile posteriore della Giulia dell’Angelo, si stava stretti io da una parte, la Bionda nel mezzo, il Giolo dall’altra. Ma stretti stretti… però questa è un’altra storia, direbbe il barista di Irma La Dolce.
In mezzo Benedetta.
E ogni volta, il suo sorriso straordinario mi riempie di malinconia. Perché lo conosco così bene, lo ricordo così bene.
Mi sorrideva così suo padre quando ci si incrociava a scuola, per lui io ero il poeta del liceo, ero “lo scrittore” della Zanzara, laddove lui e altri faceva informazione, io ero l’elemento artistico.

Le cose non vanno poi come sembrerebbe e ancora fatico a ricavare un senso da questa complicata verità. Walter sotto sotto pensava che io potessi ripercorrere il successo di Buzzati, un pariniano diventato autorevole scrittore… e anche giornalista.
Io pensavo che Walter  sarebbe potuto essere un ottimo informatore.
Lui si sbagliava su di me, io non mi sbagliavo su di lui.

Negli anni settanta, quando traducevo ancora saggi di peso, mi capitò di andare in Solferino a consultare vecchi numeri del Corriere della Sera.
Destino volle che lo incrociassi nell’atrio.
Eccolo… il suo immenso sorriso, quello che non posso dimenticare, quello che mi si è stampato dentro: “Tullio! Come mai qui?”
Già, lui pensò per un attimo “siamo colleghi?” Ma figurati, tu uomo positivo, te l’ho letto negli occhi quello che pensasti. Ma per favore, non ci ho i numeri.
E’ questo il sorriso, non c’è da nessuna parte perché non fa storia, non fa cronaca, non fa niente. E per me invece fa ricordo, memoria, affetto, vita. Io non ce l’ho fatta perché non ci ho i numeri. Tu non ce la facesti perché ti spararono. Tu e io eravamo ragazzini pariniani con grandi aspirazioni. Le mie furono sconfitte dalla mia inettitudine. Le tue da un branco di idioti che purtroppo hanno prodotto altri idioti come loro e così sarà per sempre, temo.

Ma resta una cosa, almeno per me, una cosa che forse mi servirà a non morire con troppa amarezza.
Il sorriso di Benedetta, che è lo stesso sorriso di Walter quando mi incrociò nell’atrio del Corriere della Sera. E’ il sorriso  dell’evvai! E’ il sorriso del Walter diventato Benedetta, e questa sì che è una benedizione.

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