Archivio per marzo 2013

povero maschio, è solo questione di tempo?

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L’anno scorso la biologa Aarathi Prasad ha pubblicato un libro dal titolo stuzzicante Like A Virgin. Non l’ho letto, nemmeno canticchiato, ma so che nel raccontare a grandi linee l’evoluzione del pensiero riguardo la riproduzione (non so se menziona tra gli altri quei cosiddetti primitivi che credevano che le donne venissero fecondate dalla pioggia) e le fantasiose tecniche praticate nei secoli per favorire la fecondazione, giunge all’odierna avanguardia genetica. E alla riproduzione in vitro, la crescita del feto in incubatrici, e finalmente l’ormai vicino superamento dello spermatozoo.

Ne scrive Valeria Palermi sull’Espresso, in un bell’articolo, divertente e “graffiante” , nel quale non manca di associare il libro della Presad al sinistro “La fine degli uomini” con sottotitolo “e l’ascesa delle donne”, che per la verità tratta del secolare conflitto sociale tra generi e non dei loro patrimoni genetici o dei loro meccanismi sotto l’ombelico. Ma indiscutibilmente merita attenzione per la scelta del titolo, una minaccia ben più che sociologica.

Io qualche dubbio l’ho sempre avuto. Di essere inutile, dico.

La vita si preoccupa di funzionalità, la quale si misura sull’ambiente. La fecondazione umana risponde ancora a esigenze ambientali ancestrali. Se si considera la natura nel suo aspetto dinamico, date determinate premesse note è difficile escludere determinate conseguenze come probabili.
L’embrione umano è indifferenziato per 40 giorni. Anche in presenza del cromosoma Y, quello del maschio, l’embrione è come dire asessuato. Poi, se c’è un Y e tutto funziona come previsto, si attiva un gene che comincia a “trasformare” l’embrione indifferenziato in embrione maschio.
Ma se l’Y non c’è, non avviene nessuna “trasformazione” non si attiva niente di “nuovo”, l’embrione continua il suo sviluppo in maniera “lineare” e oplà, è femmina.

Sembra solo logico che nei mammiferi la natura abbia previsto che le femmine producano femmine. Perché solo da una femmina potrà nascere un nuovo individuo. Per ottenere questo fondamentale risultato di sopravvivenza, ha scelto una via “comoda”: ha trasferito metà dell’individuo nuovo in una propria “protesi”, assegnandole il compito di fecondarla. E assegnandole anche una serie di caratteristiche fisiche che sarebbero andate a detrimento della sua fertilità, ma sarebbero servite a nutrire e proteggere lei e la sua prole. Che il maschio sia una protesi mi sembra… visivamente ovvio.

Solo che l’invenzione della protesi inseminante da parte delle specie viventi più evolute, oggi sembra cedere il passo a un altro meccanismo protetico, la cui forza è immensamente maggiore, cioè quello a fondamento dell’evoluzione umana.
Infatti la specie umana ha scelto, a differenza di tutte le altre specie viventi, di progredire fuori del proprio corpo.
Ahia, già intuisco dove dolorosamente vado a finire.

Se scienza e tecnologia proseguiranno su una strada ineluttabile nel campo della procreazione, il genere umano si troverà inevitabilmente ad affrontare il dilemma originario: ora che le macchine sostituiscono i muscoli, le coltivazioni e gli allevamenti sostituiscono la raccolta e la caccia, le società organizzate sostituiscono le tutele del padre-capofamiglia, nel momento in cui si potranno abbinare in laboratorio un cromosoma X a un altro cromosoma X, la natura avrà realizzato la quadratura del cerchio. La donna, vera e unica portatrice della specie, potrò produrre nuove donne senza l’ingombrante, spesso pericolosa, esistenza del maschio.

Chissà che qualcosa non avessi intuito in tempi non sospetti, quando solevo dire: “Se dovessi rinascere e potessi scegliere, nascerei femmina. E se fossi femmina, sarei lesbica”.

Quanto ad appagare certe pulsioni, quando i maschi non esisteranno più,  be’, è già in commercio un ampio catalogo di fantasiosi articolini e articoloni. Senza coinvolgimenti emotivi.
E come direbbe un mio amico, senza sovrastrutture.

 

p.s.: Nel leggiucchiare in Internet su questi argomenti, mi sono accorto che il concetto di “immacolata concezione” (mi sono concesso questo divertente bisticcio) è sconosciuto persino in un paese cattolico come il nostro. Viene citato sempre a sproposito. Una volta ancora metto in guardia su questa incredibile fonte di informazioni ma anche disinformazioni.

 

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