Archivio per novembre 2014

дезинформација

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La Milano degli anni 70 non era ancora stata bevuta. Era giustamente ammirata e invidiata.
Negli anni 70 in tutto il pianeta c’erano solo due città che raccoglievano i nuovi artisti di tutto il mondo: New York e Milano. La Milano ancora non da bere degli anni 70 era tutta galleria d’arte e teatri sperimentali. La sera i riflettori illuminavano le strette vie del centro storico dove avvenivano performance artistiche di ogni genere.
Grazie all’amico Terry Doxey, autore raffinato di quella che prese il nome di arte concettuale, conobbi Radomir Damnian, un artista serbo che in quel periodo, tra i molti altri stimolanti aspetti della cosmologia dell’essere, operò su un tema che per noi, con i piedi a bagno nel Mediterraneo, non è solo di attualità, ma addirittura endemico: la disinformazione.
Utilizzò forme svariate per rappresentare il modo in cui l’ipocrita mistifica la realtà e non rammento nella mia esperienza personale nessuno che mi abbia divertito quanto lui per l’ironia, quando non sarcasmo, con cui zimbellò i troppi uomini bassi in soprabito giallo che, insicuri del proprio valore, ma molto più spesso torturati dal proprio disvalore, ricorrono al dirottamento dal vero nel suo fucksimile per obiettivi svariati: creare una fittizia consistenza di sé, favorire la propria cricca, incrinare la dignità altrui. Non si tratta di mentire, basta distorcere lievemente, omettere o aggiungere. Vero e falso si distinguono spesso da una sola virgola.
E da noi la virgola si è fatta fulcro di ogni sistema di informazione.
La potenza dell’ispirazione di Radomir contribuì senz’altro alla formazione della mia Weltanschaung. Non solo mi confermava con l’arte che per prima cosa, se vuoi veramente aprirti alla conoscenza, devi diffidare di chi ti informa, ma devi informarti (e la differenza c’è eccome, chi si informa è protagonista dell’informazione, non ne è ricettacolo), ma con i suoi giochi di prestigio mi confermò nella sua maniera ludica e insieme feroce, che nessuno e niente merita di essere preso per come viene riferito.
In questo nuovo contesto di simulacri sospesi nell’impalpabile universo dell’inesistente contrabbandato per reale, mi pare di veder spuntare da dietro i led dello schermo il sottile sorriso sornione di Radomir incorniciato dalla balcanica, curatissima, barba bianca. Sottile come la riga intrusa e illegittima che “disinforma” il foglio contabile riprodotto in testa a questo mio appunto. Il senso di questa operazione da lui intitolata “intervention” è di grande impatto. La illustra lui stesso così:

In questo caso la riga tracciata a mano dovrebbe essere quasi identica a quelle presenti sul modulo in modo tale che riga e modulo risultino entrambi alterati nel loro significato, giacché una riga usata in questa maniera né esprime né modifica la materia oggettiva, mentre rende disfunzionale una materia altrimenti funzionale, aprendo ad altre possibili implicazioni e altri significati … Si vuole ovviamente proporre un’analisi critica nuova di una realtà data, preesistente. È essenziale che la necessità, attraverso volontà e scelta, sia convertita in libertà.
Belgrado, 1972, R.D.

Ma è evidente che l’uso libertario proposto da Damnian può diventare abuso falsificatore se impiegato nel contesto “sbagliato” e so che l’autore mi consentirebbe con piacere di estenderne la portata usandone la rappresentazione come metafora del modo in cui oggi, approfittando di un libro contabile sconfinato come il web, basta un clic perché la pagina pulita di un rendiconto fedele sia deturpata da una riga di insinuazione o la pagina sporca di un bilancio infedele sia mondata da una riga di distinzione.

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