i greci e le tasse

agorà2015

Stefanì ha utilizzato la norma in aiuto di chi ha contratto debiti che non può saldare per via della crisi e ha ottenuto una sospensione del pagamento delle rate di un muto e congelamento di interessi passivi e more. Sono arrivati i documenti che doveva consegnare in banca e in mancanza di mezzi propri si accingeva a una complicata trasferta con una serie di bus da Pyrgadikia a Salonicco e alla banca. E ritorno.
Così le abbiamo offerto un passaggio e siamo andati a farci un giro in centro dove non mettevamo piede da tanti anni.
Abbiamo fatto un giro a mezza mattina di un giorno feriale in un centro cittadino pieno come un uovo di gente in giro a fare compere – non turisti stranieri perché la stagione è agli sgoccioli – e pochissimi negozi chiusi nel pieno di una catastrofica e umiliante crisi economica imposta da quei cerberi di tedeschi.
E siccome Stefanì e sua sorella gestiscono una taverna dove andiamo ogni tanto a cena, è andata a finire che ci hanno offerto un pranzo.
Questo è un paese di agricoltori e pastori e questa forma di rapporto commerciale è sopravvissuto attraverso i secoli. Nelle campagne è normale andare dall’avvocato con i polli con cui pagargli la consulenza. O fare servizio di taxi in cambio di una cena.
Io non sono un economista, ma mi sembra ovvio che se la transazione avviene brevi manu, se a oggetto o prestazione si corrisponde prestazione o oggetto senza passaggio di moneta, la Stato non ha appigli per applicare una gabella e incassare soldi con cui far funzionare i servizi. Non solo la crisi economica ha intensificato il fenomeno, ma è comprensibile che nell’era moderna una tradizione così fortemente radicata si sia trasformata in un tessuto esteso di economia sommersa, di “nero”, che sfugge a qualsiasi tentativo di controllo e prelievo fiscale.
Appena passato il primo pacchetto di misure correttive volute dall’Europa, Tsipras si è ovviamente dimesso e in vista delle elezioni di domani i sondaggi hanno subito indicato una repentina risalita di Nea Democratia, il partito che come e peggio del sedicente socialista Pasok, ha protetto gli evasori cronici ed è riuscito a far fallire il primo programma di aiuto dell’EU facendo pagare i suoi debiti alle classi meno abbienti senza prelevare un centesimo ad armatori e imprenditori, bottegai e liberi professionisti.
Non è strano. Le mie conversazioni su temi fiscali mi hanno sempre costretto a battere in ritirata di fronte a interlocutori che inorridiscono quando dico che lo Stato non può mantenersi con fondi presi in prestito da altri Stati senza che i greci contribuiscano a sostenerlo. Pretendere che un greco paghi le tasse è un insulto e si spera che un governo di destra riesca per la seconda volta a inventarsi bizantinismi con cui evitare questa “umiliazione”.
Perché sfrondando dalla demagogia le tante descrizioni della crisi greca che si rimbalzano nei media e girando quasi dovendo sgomitare per il centro di Salonicco, con i negozi pieni, i bar pieni, i ristorantini pieni, gli autobus pieni, l’unica vera umiliazione che Germania e Europa cercano di infliggere alla Grecia e di far pagare le tasse ai greci.
Io temo che sia impossibile, ma temo anche che i miei quasi fratelli (così li sento) non si siano resi conto che l’Ue e soprattutto la Germania non permetteranno loro di scantonare una seconda volta. E la Grecia non uscirà dall’euro per un periodo di purificazione, perché appena non dovrà più rispondere a terzi del suo comportamento, tornerà al baratto e resterà fuori per sempre.

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  1. #1 di tiddi il settembre 22, 2015 - 7:54 am

    Oggi 22 settembre leggo con piacere un paio di commenti lineari e intelligenti: Paolo Mieli sul Corsera e Norma Rangeri su Il Manifesto.
    Ieri l’ubriacatura di fesserie apparse sui nostri quotidiani mi aveva demoralizzato. Incredibile la capziosità di alcune dichiarazioni, le banali scempiaggine di altre, gli sproloqui fantasy di altre ancora. La Grecia, i greci, Tsipras, ma anche EU e Merkel non meritavano tanta pochezza intellettuale.
    E allora meno male per oggi.

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