Archivio per aprile 2017

creature (finale)

Come credo sia naturale, quando ho saputo di essere malato ho letto varie testimonianze che altri sfortunati hanno affidato al web e ho notato che spesso il cancro viene definito con termini quali “intruso” o “alieno” o “ospite indesiderato”. La tendenza, mi sembra, è di considerare quei grumi di cellule traviate come corpi estranei. Io non la vedo così.
Ho parlato di “creature” raccontando del mio incontro con questo morbo proprio perché il cancro è cosa nostra, nasce da noi, prodotto da noi, è una nostra creatura, non meno di quanto siamo creature noi stessi.
A differenza di quasi tutte le malattie non ci arriva da fuori. Il cancro è una di quelle che si sviluppa nell’organismo dall’organismo stesso. È l’aspetto che trovo più orribile ed è tanto vero, che per liberarsene bisogna sacrificare un pezzo di sé.
Eppure è un fenomeno ordinario, ne sono vulnerabili tutti gli organismi, anche quelli societari. Aderisco a quel filone dell’antropologia culturale che riconosce nelle strutture delle società umane una replica del modo in cui è organizzato il corpo umano. Come avviene dentro di noi, anche nelle nostre comunità un cellula che pure ne è parte integrante può degenerare mettendo in pericolo l’intera struttura. La storia ci ha offerto e ci offre una messe di esempi, basti ricordare la Germania, la Spagna, l’Italia e la Russia dei primi decenni del ventesimo secolo, gli USA contemporanei. L’alterazione fatale colpisce indifferentemente organismi grandi come le nazioni, ma anche più piccoli, per esempio un partito politico come il Partito Democratico italiano.
In tutti i casi nasce dentro di noi, non ci è stata inoculata dagli omini verdi.

Credo che non scriverò altro su questa disgraziata esperienza. Ci sono in rete altri racconti su questo tema infelice, brillanti, esaurienti, commoventi, alcuni purtroppo tragici. Auguro a tutti di non doverci passare e aggiungo un pensiero per i familiari che assistono i malati di tumore in uno stato di angoscia costante e spietata. Se alcuni malati riescono ad affidarsi a serena rassegnazione, fatalismo o fede, coloro che a loro sono variamente affezionati non hanno salvagente, patiscono la loro impotenza di spettatori inermi e la loro sofferenza è corrosiva e priva di argini. L’ho visto con questi occhi. Anche a voi vada tutta la mia comprensione e solidarietà.

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