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creature (secondo tempo)

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Il giorno 2 febbraio 2016 mi hanno messo in mano una busta. Dentro c’era scritto:
adenocarcinoma gastrico diffusamente ulcerato. Ho sentito il mio orologio interiore che lentamente si arrestava come una vecchia locomotiva che si ferma in stazione. Poi si è spanto il silenzio. Dentro.
Il giorno 8 febbraio, terminata l’ecografia, il medico ha detto: “Fegato illeso”. Sono andato a sedermi su un guscio di plastica in una piccola derivazione di un gelido corridoio sotterraneo, ho preso per mano mia moglie e sono scoppiato a piangere. Forse ce l’avrei fatta.

Le terapie si sviluppano in settimane di sale d’attesa, mentre il corpo si fiacca progressivamente, ed è tra queste ali di umanità che si manifesta la prima, straordinaria sorpresa. Quando entri la prima volta, titubante e inesperto, una schiera di facce si gira a guardarti con un’espressione che non puoi capire al volo perché ti è ancora ignota. Quando sarai alla seconda settimana guarderai anche tu un nuovo arrivato con quella medesima espressione. È comprensione. Solidarietà. È affetto.
Ogni giorno mille italiani scoprono di avere un cancro. Fanno un milione ogni tre anni. Le sale d’aspetto di oncologia sono sempre affollate, ognuna costituisce istintivamente una rete terapeutica di protezione in cui precipiti al primo ingresso credendo di schiantarti, mentre al contrario vieni accolto e sostenuto. Ed entri a farne parte.
Già il secondo giorno gli sguardi di compassione diventano sorrisi e sono sorrisi speciali. Te li senti entrare nel corpo come sonde amiche, andare a caccia del tuo male per neutralizzarlo, senti che il tuo corpo indebolito dalla malattia si carica giorno dopo giorno di una forza diversa, che non è più fisica ma non è meno efficace. Ogni volta che entri in sala d’aspetto vieni investito da quell’onda di energia e impari velocemente a sintonizzarti con gli altri malati  per ritrasmetterla a tua volta.
A un tratto la tua malattia non è più tua, è nostra, lo smarrimento che ti aveva preso sentendoti diverso, escluso, isolato, perché hai il cancro, viene improvvisamente travolto dal calore e l’impegno dei tuoi mille simili, un cameratismo analogo a quello dei commilitoni in guerra.
So bene quanto questo impeto collettivo ha contribuito alla mia guarigione, anche se non me lo so spiegare. Ancora adesso e per sempre conserverò la gratitudine che ho accumulato verso i miei compagni di viaggio in quei giorni di sofferenza assieme allo  stupore e la commozione per questa inattesa esperienza nelle sale d’attesa di oncologia.

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1 Commento

creature

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Il cancro è sempre neonato e come neonato è sempre vorace. Smette di essere neonato quando finisce di moltiplicarsi, cioè quando di te non resta più nulla e c’è solo lui.
Se inietti zucchero nel sangue, lo zucchero finisce prevalentemente da lui, perché è famelico. Si concentra anche in reni e vescica, ma sono organi riconoscibili e puoi ignorarli. Non ignori invece quella luminosa lampadina che si accende dove non dovrebbe, in questo caso quella forma triangolare all’imbocco dello stomaco che ho evidenziato con un rettagolino. Vien da pensare al cuore luminoso di E.T., ma non è un cuore, è un parassita, una brutta creatura.

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